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DAL 1878 LA VERA

TORTA PARADISO

Panettone


Il nostro Panettone artigianale , un prodotto di altissima qualità e portavoce della tradizione, è frutto di un lungo processo di lavorazione e di un attenta scelta di ingredienti.Solo queste attenzioni garantiscono un prodotto genuino e duraturo senza ricorrere all’uso di conservanti artificiali.

€24.50 — €180.00



Cenni storici

PAVIA

Dopo aver sottratto ai genovesi, l’onore delle ceneri di Cristoforo Colombo, i pavesi ora attaccano i milanesi, come ai tempi di Papi e Imperatori. Attacco al cuore: «Il panettone è nato a Pavia».
Il risorgimento gastronomico di San Siro è una chicca che regala ai pavesi, Angelo Stella, docente universitario di classe alta, cultore delle belle lettere, ma anche collezionista di dettagli culturali che possono cambiare persino la storia della cucina. Se si dicesse, ad esempio ai milanesi che il panettone non è roba loro? Angelo Stella lo dice. E lo scrive, con garbo e astuzia. Lo scoop è, infatti, in un post scriptum ad una ricca recensione del libro di Cesare Angelini Belvento di Romagna . Con leggerezza, Stella annota a margine di tutto: «Nelle vigilie del Natale (di necessità per lui erano molte) Angelini offriva ai suoi borromaici una fetta di panettone».
Si parte adagio. La scena è quella dell’Almo Collegio Borromeo (che proprio quest’anno festeggia i suoi 450 anni). Cesare Angelini, rettore del collegio principe pavese (primato condiviso e conteso con il Ghislieri), invitava, dunque, i suoi studenti a raddolcirsi il palato con il panettone. Quello sfornato a Milano dai Motta o dagli Alemagna o da qualche forno pasticcere in Pavia? No. Ed è qui che il professor Stella arma l’orgoglio pavese con una noterella decisamente esplosiva. «Forse (sempre Angelini) aveva trovato, frugando nell’archivio, nell’Anno Santo 1600 la ricetta, forse la prima, del futuro panettone».
L’uso dei «forse» è solo un accorgimento per rendere più pirica la scoperta. Che è questa: il grande Cesare Angelini, fine esegeta del Manzoni, aveva rintracciato, nelle sue peregrinazioni tra le antiche carte del collegio, una bomba storico-culinaria. La ricetta del panettone. Ma che non chiamavasi panettone bensì «pane grosso». Pani, grossi e dolci. Ovvero il «Pane di Natale», il padre di tutti i panettoni. «Speciarie onze 6 a soldi 6 denari 6 per il pane di Natale». Dopo aver deciso quanto spendere, l’economo borromaico descriveva anche la ricetta per «far 13 pani grossi per dar alli scolari il giorno di Natale». Ovvero: «Buttero (il burro), libre 3. Ughetta (l’uvetta) libre 2. Speice (le spezie) onze 5». Un bel mangiare. «E ne avevamo bisogno – annota Angelo Stella – perchè al Borromeo si digiunava spesso in ottemperanza al calendario liturgico. Ma quando era il momento di mangiare, non lesinavano sforzi». A Natale il pane diventava dolce e grosso. Panettone. Nato a Pavia. E si torna al punto di partenza. Chi lo dice adesso ai milanesi? Angelo Stella  in un articolo della Provincia Pavese.

La Pasticceria Vigoni vuole inoltre rimarcare il messaggio fondamentale del regalo del panettone: in questo prodotto spiccano tre elementi che lo arricchiscono: l’uvetta, l’arancia ed il cedro canditi, che vogliono rispettivamente augurare ricchezza, salute e amore.

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